martedì 23 agosto 2005

Aiuto!!!

Per curiosità sono andato sul sito del manifesto per vedere cosa diceva della GMG appena conclusa...bhè...sono rimasto schifato (come tutte le volte che leggo qualcosa su quel "giornale")

Ma perché non si trova un Lutero che vada a inchiodare una paio di tesi - non ne servono 95 - sul portone del Duomo di Colonia? Tanto per ricordare ai pellegrini che in quella città sarebbero dovuti andare per adorare «Lui», quello con la maiuscola. E non a osannare il suo vicario in terra. Che predica galleggiando sulle acque manco fosse Cristo sul lago di Genezareth (solo che Lui lo faceva da una sgangherata barca di pescatori, e non su una supernave). Altro che ritorno della religiosità. A Colonia si celebra l'idolatria papista. Per far stare più in alto il feticcio biancovestito, gli hanno pure costruito una collina, da dove oggi dirà messa. Sopra la collina, un baldacchino di plastica, che a detta degli architetti ricorderebbe una «nuvola bianca»: così al popolo dei tifosi sembrerà che le parole di Benedetto vengano direttamente dal cielo. È mai possibile che nell'anno di grazia 2005 ci si debba andare a genuflettere nel duomo di Colonia davanti alle (presunte) ossa dei (presunti) magi? E che per tutto questo si possa poi «lucrare» pure un'indulgenza plenaria? E che dire poi del commercio di t-shirt con le sante immagini del papa, delle sponsorizzazioni più dubbie, dell'uso di denari pubblici per finanziare a sbafo la kermesse? Se questa è la superiore civiltà cristiana, a cui l'Europa dovrebbe richiamarsi in radice, buonanotte. (guido ambrosino)

Già questo pezzo mi fa "girare" mica male...parafrasando quello che scrive il giornalista..."è mai possibile che nell'anno di grazia 2005 ci sia ancora chi pensa che il comunismo sia una via possibile e percorribile dall'u0mo?
E' mai possibile che ci si attacchi sempre ai soliti temi come "idolatria papista" per cercare di spiegare il perchè di 800.000 giovani che si ritrovano nel nome di un Dio scomodo per molti?"

Ma purtroppo non è finita qua!

Una messa per il dialogo
No a preservativi e gay Alcuni pellegrini hanno aggredito chi distribuiva condom. Escluse le associazioni gay e teologi come Hans Kung (nella foto). A dare loro ospitalità il meeting alternativo
AGNESE FRANCESCHINI
COLONIA
Ci stiamo avvicinando alla conclusione di questa Giornata Mondiale della Gioventù dedicata al viaggio dei Re Magi e al pellegrinaggio, e l'atmosfera di Colonia si sta riscaldando. Nei giorni scorsi alcuni attivisti del movimento cattolico internazionale "Noi siamo Chiesa" hanno distribuito tra i giovani partecipanti alla Gmg preservativi e volantini che spiegavano la necessità di usarli, e sotto gli occhi delle telecamere del più importante telegiornale tedesco, Tagesthemen, ci sono stati momenti di tensione e reazioni d'intolleranza da parte di alcuni giovani cattolici che li hanno spintonati. La stanchezza si fa sentire a scapito del dialogo. Intanto i giovani pellegrini, passata l'emozione dell'arrivo del papa a Colonia, hanno colmato a modo loro il tempo che li separava dal successivo incontro con Benedetto XVI e venerdì sera i locali e le piazze del centro erano pieni di ragazzi e ragazze con bottiglie di birra in mano. La grande kermesse cattolica assomigliava sempre più a quel carnevale di cui Colonia va tanto fiera e che la rende meta di un pellegrinaggio altrettanto mascherato, ma indubbiamente più divertente. Come le associazioni carnevalesche, infatti, anche i singoli gruppi dei pellegrini della Gmg sentono la necessità di addobbarsi allo stesso modo, con lo stesso cappello, le stesse bandiere e le stesse t-shirt. Sembrava quasi che gli unici a prendere sul serio la manifestazione fossero coloro che la criticano e che vivono una specie di Gmg parallela, nella quale viene offerto tutto ciò che manca in quella ufficiale: il dialogo per esempio. Il rifiuto da parte del padrone di casa, cardinale Meisner, di invitare alla Gmg cattolici dissidenti come Eugen Drewemann e Hans Küng è stato giustificato dicendo che si tratta di un incontro tra giovani e non tra anziani, ma sono rimaste senza risposta anche le offerte di dialogo da parte della associazioni di giovani lesbiche e gay cattolici presenti alla Gmg. Una di queste, il Gruppo di lavoro ecumenico omosessuali e Chiesa (ökumenische Arbeitsgruppe Homosexuelle und Kirche - HuK), ha ricevuto ospitalità in due chiese evangeliche che hanno officiato messa per loro e che hanno messo a disposizione i loro spazi per un dibattito pubblico su "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona, Genesi1,31. Gay e lesbiche come parte della creazione".

Sempre venerdì sera si è tenuta la cosiddetta "Thomas Messe", la messa di San Tommaso, «una celebrazione per non credenti, dubbiosi e tutti gli altri bravi cristiani». La "Thomas Messe" è una messa a tema, nel corso della quale i partecipanti non solo possono dialogare apertamente con il mediatore, che ha la funzione di dirigerla, ma anche muoversi liberamente all'interno della chiesa e pregare camminando o inginocchiandosi davanti a uno dei numerosi altari che la compongono. Questo modo così libero, anche rispetto alla chiesa evangelica, di celebrare una sacra funzione è stato introdotto poco più di 20 anni fa da un pastore evangelico finlandese, Olli Valtonen, e da Miikka Ruokanen, un professore di dogmatica dell'università di Helsinki, con l'intenzione di avvicinare alla messa gli abitanti di una grande città. I due hanno trovato un modo per far sentire il credente, che partecipa anche alla scelta del tema della funzione, parte attiva della celebrazione eucaristica. La scelta di invitare i giovani cattolici presenti a Colonia a partecipare a questo tipo di liturgia sembra essere la migliore risposta all'intolleranza dimostrata da alcuni di loro nei confronti di chi vive in modo diverso la loro stessa fede.

Altro delirio "giornalistico"
Perchè andare a provocare dei giovani cattolici con la distribuzione di preservativi (da sempre - GIUSTAMENTE - condannati dalla Chiesa)?
Solo per poi dire "Che cattivi questi Cattolici! Intolleranti!"
E poi...il solito tema "Gay e lesbiche"...ora...non mi dilungo...però è inutile citare il versetto "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona" perchè Dio "Uomo e donna li creò"...con questo non si vogliono escludere gay e lesbiche...semplicemente far chiarezza per evitare l'anarchia del pensiero...la Chiesa c'è per essere guida...e deve porre delle "regole"...non inventate da uomini...
E poi la storia dei giovani in piazza "con bottiglie di birra in mano"...e allora? E' peccato bere birra?
E' peccato fare festa? (in maniera inteligente) Oppure solo alcuni hanno diritto ad essere contenti e a festeggiare il fatto di trovarsi assieme?
Vorrei davvero che chi tanto critica la GMG la vivesse interamente...si accorgerebbe di come il dialogo la faccia da padrone in quelle giornate (a Tor Vergata ho passato l'intera giornata a parlare con ragazzi del Nord America...come se fossimo amici di vecchia data)...

«La religione non sia un'arma»
Davanti alla comunità islamica di Colonia Benedetto XVI condanna il terrorismo e il fanatismo religioso di oggi e le crociate di ieri, ma dimentica la guerra all'Iraq. Nella veglia a Marienfel l'affondo contro i totalitarismi del `900

IAIA VANTAGGIATO
INVIATA A COLONIA

Il dialogo tra cristiani e musulmani come unica barriera contro gli orrori del terrorismo e del fanatismo religioso. Ma il dialogo sollecitato, ieri, da Benedetto XVI, sembra essere ben diverso da quello cui il pontefice - solo due giorni fa - aveva invitato gli ebrei di Colonia. Lì, in gioco, c'era ancora il rapporto con il passato. Qui c'è l'urgenza di un presente che gronda sangue in ogni sua parte: parlarsi, oggi, è diventata «una necessità vitale». Per questo - ha affermato il papa rivolgendosi agli islamici - «oltre che condividere con voi le mie speranze, vorrei mettervi a parte anche delle mie preoccupazioni». Ratzinger non si perde in circumlocuzioni rituali e va dritto al sodo: l'obiettivo primario è la lotta al terrorismo, a quella «scelta perversa e crudele e di qualsiasi matrice essa sia» che sta seminando morte e distruzione, «gettando molti nostri fratelli nel pianto e nella disperazione». Fratelli di entrambi, sia chiaro, perché il terrorismo colpisce nel mucchio e non sempre sceglie le proprie vittime, anzi: «Gli ideatori e i programmatori di questi attentati mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena». Sembrerebbe, dunque, che - per il pontefice - nessuna vera guerra di religione sia in atto: piuttosto ad armare le mani degli attentatori o a imbottirne i corpi di esplosivo, sarebbe l'uso malato e strumentale della religione stessa. Parole in parte ragionevoli e sinanco condivisibili che però perdono di forza quando si fanno reticenti: il papa riesce a parlare di terrorismo e di fanatismo religioso senza nominare neanche una volta l'Iraq, la guerra che lì si combatte o l'occupazione che la popolazione irachena è costretta a subire. Così che per la seconda volta - due giorni fa aveva omesso di parlare del conflitto israelo-palestinese - i suoi affondi sulla realtà rischiano di indebolirsi.

Nessuna guerra di religione, dunque, ma nemmeno una battaglia di civiltà: troppe ne hanno viste - cattolici e musulmani - per cadere un'altra volta nella trappola sanguinaria: «Quante pagine di storia - ha ricordato Ratzinger - registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall'altra, il nome di Dio quasi che combattere il nemico e uccidere l'avversario potesse essere cosa a Lui gradita». Non è un esplicito «mea culpa» rispetto alle atrocità commesse dai crociati - e forse non ce ne sarebbe stato nemmeno bisogno visto che a chiedere perdono per tutti i crimini commessi in nome della fede aveva già provveduto Giovanni Paolo II, il 12 marzo del 2000, in San Pietro - ma molto gli somiglia: «Il ricordo di quei tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quante atrocità siano state commesse nel nome della religione». Insomma, la loro guerra - di religione o di civiltà che sia - musulmani e cattolici l'hanno già combattuta. Ora è il momento di deporre le armi e di cercare insieme «la via della riconciliazione», quella dove abitano indisturbate libertà religiosa e rispetto delle minoranze.

E' sulla sua stessa barricata che Ratzinger chiede dunque ai musulmani di salire «per estirpare dai cuori il sentimento di rancore, contrastare ogni forma di intolleranza e porre fine a ogni manifestazione di violenza». E non sono, le sue, semplici affermazioni di principio o aleatori desiderata: è un compito preciso quello che, ieri, Benedetto XVI ha affidato ai rappresentanti delle comunità musulmane: vegliate e vigilate su quanto accade nelle vostre moschee. Altro non significa il suo richiamo al valore dell'insegnamento, «veicolo attraverso cui si comunicano idee e convincimenti». «La parola - continua- è la strada maestra nell'educazione della mente. Voi avete una grande responsabilità nella formazione delle nuove generazioni». Un carico da novanta per chi - ora - vede la sua vita minacciata da insorgenti razzismi xenofobi. Poco importa: in questo momento - taglia corto il papa - «non c'è spazio per l'apatia e il disimpegno e ancor meno per la parzialità e il settarismo. Meno che mai possiamo cedere alla paura e al pessisimismo». Un invito niente affatto velato a prendere le distanze dalle organizzazioni terroristiche e - nel caso - a denunciarne gli appartenenti.

Densissimo e in perfetto e asciutto stile ratzingeriano - nonostante il carattere narrativo - anche il discorso che il pontefice ha rivolto, in serata, ai circa 800mila giovani riuniti per la veglia notturna sulla spianata di Marienfeld, a trenta chilometri da Colonia. Dopo il giro in papamobile, tra giovani in tripudio, cordoni improbabili e servizio d'ordine nel pallone, Ratzinger è riuscito faticosamente a raggiungere il grande palco bianco con l'altare allestito sulla collinetta della spianata. Come per i Re Magi - ha detto ai ragazzi - qui finisce il vostro cammino esteriore e «comincia un pellegrinaggio interiore che cambierà tutta la vita». Ma le sue parole poco indulgono ad una spiritualità «new age». Sono terrene, concrete, materiali. Nominano il potere, quello secolare e mettono in guardia dai suoi inganni, criticano la Chiesa per il male compiuto «a motivo dell'agire e del parlare» di alcuni dei suoi uomini, esaltano il valore della zizzania che a trovarsi accanto al grano non fa un gran danno. E disorienta sentire un papa che dice: «Si puo' criticare molto la Chiesa».

Ma i toni piu' duri, il papa tedesco ha deciso - tornato nella sua Germania - di riservarli a ben altro. E' al XX secolo che Ratzinger rivolge il suo sguardo: «Non sono le ideologie che cambiano il mondo - ha detto - e le rivoluzioni hanno solo prodotto totalitarismi. L'assolutizzazione di ciò che non è assoluto si chiama totalitarismo». A parlare non sembra essere più il papa ma l'uomo che ha vissuto sotto il nazismo e che ha conosciuto il comunismo (dittature diverse che con tutta evidenza Ratzinger considera equivalenti), il tedesco che - come la maggiorparte dei tedeschi qui in Germania - ancora soffre dei sensi di colpa per lo sterminio perpetrato ai danni di ebrei, rom e omosessuali, l'uomo del `900 le cui ferite di guerra non si sono mai rimarginate. E alla fine di queste giornate, sembra essere proprio l'orrore della guerra, di qualsiasi guerra, il filo rosso che ha tenuto insieme le tante parole del papa che, ieri, alla luce di dodicimila candele, ha parlato sotto una nuvola di plexiglas: «Nella Bibbia - hanno spiegato gli organizzatori - spesso dio appare in una nuvola e parla». Questo però, in tutta franchezza, ci è sembrato un po' eccessivo.


Sembra essere il "meno peggio" come articolo...però insomma...disorienterà chi la Chiesa la vede come un un qualcosa di malvagio ed arrogante...ma per fortuna non è così.
Sinceramente sentire il Papa (sia Benedetto XVI che Giovanni Paolo II) fare "mea culpa" per i crimini commessi dalla Chiesa...insomma...è (o dovrebbe essere) nell'indole del cristiano il saper riconoscere i propri errori e da quelli ripartire per poter far meglio in futiro...ma probabilmente alla signora che scrive a ai suoi colleghi questa è una cosa sconosciuta...
E poi la frecciatina su "Nazismo e Comunismo"...è vero ed innegabile...il Nazismo ha prodotto solo dolore e miseria...ma non mi pare che la via del Comunismo abbia prodotto di meglio...anzi...quindi il paragone non mi sembra troppo fuori luogo...

Per finire mi viene in mente una riflessione...l'altro giorno guardavo la televisione e si parlava di Berlusconi che critica l'Islam...dicendo che in alcuni paesi del Medioriente si vive come nel medioevo...APRITI CIELO!!!
Ma come si permette il sig. Silvio a criticare un'altra religione!
E' proprio un mascalzone...buttatelo nelle segrete e gettate la chiave!
Che chieda scusa ai fratelli mussulmani!
Si dimetta!
Poi però si levano critiche alla Chiesa, la si smonta, la si demonizza...tutto ciò che fa è male...o comunque non è mai solo "bene"...e se qualcuno osa difenderla è un bigotto retrogrado...

Che tristezza!

Per finire in bellezza, ecco il pezzo finale del discorso del Papa nella veglia a Colonia...

"Entrati nella casa, videro il bambino e Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Mt 2, 11). Cari amici, questa non è una storia lontana, avvenuta tanto tempo fa. Questa è presenza. Qui nell'Ostia sacra Egli è davanti a noi e in mezzo a noi. Come allora, si vela misteriosamente in un santo silenzio e, come allora, proprio così svela il vero volto di Dio. Egli per noi si è fatto chicco di grano che cade in terra e muore e porta frutto fino alla fine del mondo (cfr Gv 12, 24). Egli è presente come allora in Betlemme. Ci invita a quel pellegrinaggio interiore che si chiama adorazione. Mettiamoci ora in cammino per questo pellegrinaggio e chiediamo a Lui di guidarci. Amen.

Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...